la stampa

Cosa scrive la stampa di noi:
Firenze Noi
VivaPiazza
La Nazione
USA Trade News

 

contact us

Via Brunelleschi,1
(sopra il Gambrinus)
50123 Firenze
tel. 055 283161
fax 055 283196
istame@tin.it


American Language Center

IL SOLE-24 ORE
Lunedì 20 Gennaio 2003
Lavoro e Carriere

Assunzioni. E una tendenza crescente nelle Pmi: ai candidati si richiede la conoscenza dell’inglese yankee
Per lavorare devi far l’americano
La lingua degli Usa è più empatica e adatta agli affari

Giramondo? Sì, grazie, ma con la padronanza della lingua americana. E un requisito inatteso che emerge dall’inchiesta compiuta nei mesi di novembre e dicembre 2002 dalla Scuola scienze aziendali di Firenze su un campione di 300 aziende di tutta la Toscana suite prospettive di assunzioni nel 2003.
<<Si tratta — spiega Piero Baldesi, direttore della scuola — di piccole e medie imprese che in tendono affrontare, soprattutto nei settori alimentare, tessile e arredamento, la sfida con i mercati esteri, rafforzando i propri servizi di contatto diretto con i potenziali clienti>>.
In quest’ottica la ricerca di nuove candidature privilegia giovani con la valigia in mano e con una padronanza specifica della lingua americana, sempre più differente dall’inglese classico. <<Al candidati — continua Baldesi — si richiede la capacità di sostenere conversazioni in inglese, sia al telefono sia durante brevi permanenze presso i clienti e nelle fiere. E un aspetto impor tante, perché l’americano assume un significato veicolare anche per chi non ha approfonditi studi linguistici, permettendo all’azienda una gestione pratica e amichevole del rapporto con il cliente
E una tendenza? Forse sì, conferma Thomas Shandorf, direttore dell’American Language Center di Firenze, la più antica scuola di inglese americano in Italia, attiva dal 1959. <<La Toscana — spiega Shandorf — ha una lunga tradizione di rapporti commerciali con gli USA. Molte aziende ci chiedono di formare i loro dipendenti sia con corsi su misura di Business american english sia con viaggi studio negli Usa pensati per i professionisti. Imparare l’americano, specie quello business, richiede una conoscenza fresca e idiomatica, sempre aggiornata, dinamica come la cultura del business>>.
Naturalmente al British Council di Milano — l’ente culturale britannico che conta circa 3mila studenti l’anno, tra cui uomini d’affari di oltre 100 aziende — suona un’altra campana. <<Rara mente riceviamo richieste specifiche di inglese americano dice Andrew Manasseh, deputy director —. È vero che i più moderni libri di testo riportano le differenze tra l’inglese britannico e quello Usa, ma va ricordato che si tratta di due forme simili della stessa lingua>>.

Cosa dicono invece le aziende? <<In effetti — risponde Marco Ornago, direttore del personale di Microsoft — noi richiediamo ai giovani che vogliono far parte della nostra squadra l’ottima conoscenza dell’inglese, verificata con colloqui di selezione anche in lingua>>. Per il gigante dell’informatica sono però comprensibili le esigenze delle piccole e medie imprese coinvolte nella ricerca. <<Si tratta — commenta Ornago — di realtà che devo no penetrare il mercato Usa privilegiando il contatto diretto con il cliente per stabilire rapporti di fiducia. Qui entra in gioco l’ottima padronanza della lingua: gli americani tendono a stabilire più in fretta relazioni di tipo empatico se l’interlocutore è padrone dei temi trattati e dei modi in cui li tratta. Potremmo dire che non prestano tanto attenzione alla grammatica, quanto alla relazione che si vuole stabilire>..
I candidati in possesso di un americano fluente tuttavia scarseggiano. Lo conferma Riccardo Braccialini, titolare dell’omonima ditta di pelletteria a Pontassieve: <<La conoscenza dell’americano è un plus nel nostro settore, fortemente orientato verso i mercati esteri e nordamericani. Già da tempo prendiamo in considerazione solo candidati in possesso di un inglese perfetto, ma è risaputo quanto siano difficili da trovare>>.

a cura di
Anna Casanova
Claudia Caroni e Giuditta Cerutti

I consigli
Ma a New York come dici rubinetto?
Secondo gli esperti, tra difficoltà di pronuncia e differenze lessicali per fare pratica conviene leggere i romanzi popolari e seguire i tg della Cnn
“Siamo due popoli divisi dalla medesima lingua” scriveva Oscar Wilde rispetto al popolo anglosassone. E se è vero che l’inglese che simpara oggi è già lontano dal Queen’s english in quanto molto “americanizzato” e colloquiale, e altrettanto vero che qualche discrepanza tra l’inglese british e l’americano esiste.
<<Sicuramente ci sono alcune differenze lessicali, parole scritte diversamente, come per esempio “rubinetto”, tap in Gran Bretagna e faucet negli Usa. Oppure autunno, che si dice fall in America e invece autumn a Londra — spiega Paola Loreto, ricercatrice di
Letteratura americana presso 1’Università Statale di Milano —. Anche la struttura grammaticale varia: nell’americano e più snella. Ma la vera grande differenza la si riscontra nella pronuncia: l’americano è decisamente aperto, flessibile; l’inglese è invece
stretto, compassato, rigido>>.
Quindi il reale ostacolo nell’apprendimento della lingua americana è rappresentato dalla pronuncia, ma lo si può agilmente superare con un’esperienza di studio all’estero.
Imziative di tal genere sono offerte dai programmi Erasmus oppure dalla Commissione Fulbright che, oltre a erogare borse di studio per neolaureati, dispone dell’elenco aggiornato delle aziende statunitensi che offrono stage di lavoro (Council Exchange, www.councilexchan ges.it oppure la Word Education Program, www.wep-italia.org
E se un’esperienza all’estero è troppo onerosa, si possono adoperare altri strumenti più a portata di mano e di tasca. Oltre alla lettura di riviste e quotidiani come New York Times o Herald Tribune, è stimolante— consigliano gli esperti — seguire il telegiornale della Cnn o quello della Fox.
<<E una prova del nove — spiega Luigi Sampietro, docente di Letteratura americana alla Statale di Milano — se lo si capisce Si può dire di sapere l’americano. E anche utilissimo guardare i film in bianco e nero degli anni 40 e 50, in quanto hanno conversazioni molto pulite>>.
L’ideate sarebbe riuscire a leggere libri di serie B, che di solito si trovano presso le stazioni ferroviarie <<come romanzi d’amore — continua Sampietro —, best-seller di
King o Grisham, perché sono scritti in un americano medio ossia quello parlato comunemente dagli americani>>.
Di sicuro, uno dei metodi più efficaci per impadronirsi della lingua è cominciare a parlarla fin da bambini. None quindi da sottovalutare l’iniziativa dell’American Language Center di Firenze, che organizza per 70 studenti delle scuole medie campeggi in estate e settimane bianche in inverno. Unica lingua consentita in tenda e sulla neve? L’americano.

Le business school
Test di ammissione, il Toefl batte la concorrenza <<british>>
Il Toefl (Test of English as a foreign language) è il test di lingua inglese richiesto agli studenti stranieri per 1’ammissione alle università degli Stati Uniti. Anche per l’iscrizione ai master delle business school di tutto il mondo è necessario il Toefl, che ormai si è affermato come standard a livello internazionale. Persino la London Business School, per l’ammissione al suo prestigioso Mba richiede il Toefl e non il Proficiency o lo Ielts (International English Language Testing System), test d’inglese di matrice più anglosassone.
<<Per uniformità con le altre business school, anche noi in Bocconi chiediamo il Toefl — spiega Rossana Camera, responsabile ammissioni della divisione master Bocconi —. È anche una questione di praticità: l’Educational testing service (Ets), l’organizzazione Usa che amministra il test in tutto il mondo, permette infatti agli allievi di sostenere anche il Gmat, un test attitudinale che valuta competenze di tipo logico, numerico e analitico e che è richiesto per l’ammissione insieme al Toefl. Non avrebbe senso fare sostenere ai candidati i due esami con enti diversi>>.
II Toefl si compone di quattro sezioni: Listening (ascolto e comprensione), Structure (struttura della lingua), Reading (lettura e interpretazione di un brano) e Writing (redazione di un breve tema). In Italia il test può essere sostenuto nella versione computerizzata solo a Milano, mentre la modalità cartacea (<<Paper and Pencil>>) è disponibile a Bari, Bologna, Moncalieri, Napoli, Palermo, Roma, Sassari e Trieste. Il risultato è valido due a e il punteggio è espresso in scala da 0 a 300. Per l’iscrizione alle università americane e alle business school il punteggio minimo richiesto è di
250. La Harvard University dichiara un punteggio medio tra gli studenti ammessi di 280.
L’Ets pubblica materiale di preparazione all’esame: libri, cassette e cd-rom possono essere acquistati online sul sito www.ets.org/store.html e presso alcune librerie.


LA PAROLA AI SELEZIONATORI

Per essere presi da un’azienda che lavora con gli Stati Uniti è meglio familiarizzare con l’ American english

Probabilmente la conoscenza delta lingua americana richiesta da alcune piccole medie imprese deriva dalla necessità di fidelizzare il cliente non solo del mercato Usa, ma anche del mercato asiatico (ossia Giappone, Corea, Estremo Oriente — commenta Pierantonio Tavallini di Solvers Executive search — Ma è una raffinatezza: oggi è ancora motto difficile trovare giovani candidati che sappiamo l’inglese ad un buon livello, tale da metterli in grado di sostenere una intervista telefonica.
In Italia siamo ancora ad un primo step nella selezione della lingua straniera che, per le società di selezione, deve rispondere essenzialmente ad una caratteristica: essere un fluent english speaking — come spiega Josef Mantegari, consulente di Rigi — vale a dire l’inglese parlato in modo fluente. I vocaboli più strettamente tecnico-economici sono in tutto una trentina e s’imparano con corso full-immersion
Per il momento — spiega Fabio Cacciatori, amministratore delegato di Click4Talent — non abbiamo ricevuto richieste specifiche che privilegino l’americano all’inglese, pur avendo tra I nostri clienti grandi corporation americane o aziende italiane che esportano all’estero (Fiat Engineering, AerMacchi, Procter & Gamble, McDonald’s Development, Kpmg). Però bisogna dire che, analizzando le candidature del neolaureati presenti nella nostra banca dati, ci rendiamo conto che solo il 10% Si sente di dichiarare una perfetta conoscenza di una lingua straniera, mentre solo il 2% inserisce nel cv un’esperienza di almeno 6 mesi all’estero.

 

Corsi Regolari | Corsi Aziendali | Lezioni Private | Corsi Estivi | Vacanze Studio | Come Iscriversi | Home
istame@tin.it