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Cosa dicono
invece le aziende? <<In effetti — risponde Marco Ornago, direttore del
personale di Microsoft — noi richiediamo ai giovani che vogliono far
parte della nostra squadra l’ottima conoscenza dell’inglese, verificata
con colloqui di selezione anche in lingua>>. Per il gigante
dell’informatica sono però comprensibili le esigenze delle piccole e
medie imprese coinvolte nella ricerca. <<Si tratta — commenta Ornago —
di realtà che devo no penetrare il mercato Usa privilegiando il
contatto diretto con il cliente per stabilire rapporti di fiducia. Qui
entra in gioco l’ottima padronanza della lingua: gli americani tendono
a stabilire più in fretta relazioni di tipo empatico se l’interlocutore
è padrone dei temi trattati e dei modi in cui li tratta. Potremmo dire
che non prestano tanto attenzione alla grammatica, quanto alla
relazione che si vuole stabilire>..
I candidati in possesso di un americano fluente tuttavia scarseggiano.
Lo conferma Riccardo Braccialini, titolare dell’omonima ditta di
pelletteria a Pontassieve: <<La conoscenza dell’americano è un plus nel
nostro settore, fortemente orientato verso i mercati esteri e
nordamericani. Già da tempo prendiamo in considerazione solo candidati
in possesso di un inglese perfetto, ma è risaputo quanto siano
difficili da trovare>>.
a cura di
Anna Casanova
Claudia Caroni e Giuditta Cerutti
I consigli
Ma a New York come dici rubinetto?
Secondo gli esperti, tra difficoltà di pronuncia e
differenze lessicali per fare pratica conviene leggere i romanzi
popolari e seguire i tg della Cnn
“Siamo due popoli divisi dalla medesima lingua” scriveva Oscar Wilde
rispetto al popolo anglosassone. E se è vero che l’inglese che simpara
oggi è già lontano dal Queen’s english in quanto molto “americanizzato”
e colloquiale, e altrettanto vero che qualche discrepanza tra l’inglese
british e l’americano esiste.
<<Sicuramente ci sono alcune differenze lessicali, parole scritte
diversamente, come per esempio “rubinetto”, tap in Gran Bretagna e
faucet negli Usa. Oppure autunno, che si dice fall in America e invece
autumn a Londra — spiega Paola Loreto, ricercatrice di
Letteratura americana presso 1’Università Statale di Milano —. Anche la
struttura grammaticale varia: nell’americano e più snella. Ma la vera
grande differenza la si riscontra nella pronuncia: l’americano è
decisamente aperto, flessibile; l’inglese è invece
stretto, compassato, rigido>>.
Quindi il reale ostacolo nell’apprendimento della lingua americana è
rappresentato dalla pronuncia, ma lo si può agilmente superare con
un’esperienza di studio all’estero.
Imziative di tal genere sono offerte dai programmi Erasmus oppure dalla
Commissione Fulbright che, oltre a erogare borse di studio per
neolaureati, dispone dell’elenco aggiornato delle aziende statunitensi
che offrono stage di lavoro (Council Exchange, www.councilexchan ges.it
oppure la Word Education Program, www.wep-italia.org
E se un’esperienza all’estero è troppo onerosa, si possono adoperare
altri strumenti più a portata di mano e di tasca. Oltre alla lettura di
riviste e quotidiani come New York Times o Herald Tribune, è
stimolante— consigliano gli esperti — seguire il telegiornale della Cnn
o quello della Fox.
<<E una prova del nove — spiega Luigi Sampietro, docente di Letteratura
americana alla Statale di Milano — se lo si capisce Si può dire di
sapere l’americano. E anche utilissimo guardare i film in bianco e nero
degli anni 40 e 50, in quanto hanno conversazioni molto pulite>>.
L’ideate sarebbe riuscire a leggere libri di serie B, che di solito si
trovano presso le stazioni ferroviarie <<come romanzi d’amore —
continua Sampietro —, best-seller di
King o Grisham, perché sono scritti in un americano medio ossia quello
parlato comunemente dagli americani>>.
Di sicuro, uno dei metodi più efficaci per impadronirsi della lingua è
cominciare a parlarla fin da bambini. None quindi da sottovalutare
l’iniziativa dell’American Language Center di Firenze, che organizza
per 70 studenti delle scuole medie campeggi in estate e settimane
bianche in inverno. Unica lingua consentita in tenda e sulla neve?
L’americano. |
Le business school
Test di ammissione, il Toefl batte la concorrenza
<<british>>
Il Toefl (Test of English as a foreign language) è il test di lingua
inglese richiesto agli studenti stranieri per 1’ammissione alle
università degli Stati Uniti. Anche per l’iscrizione ai master delle
business school di tutto il mondo è necessario il Toefl, che ormai si è
affermato come standard a livello internazionale. Persino la London
Business School, per l’ammissione al suo prestigioso Mba richiede il
Toefl e non il Proficiency o lo Ielts (International English Language
Testing System), test d’inglese di matrice più anglosassone.
<<Per uniformità con le altre business school, anche noi in Bocconi
chiediamo il Toefl — spiega Rossana Camera, responsabile ammissioni
della divisione master Bocconi —. È anche una questione di praticità:
l’Educational testing service (Ets), l’organizzazione Usa che
amministra il test in tutto il mondo, permette infatti agli allievi di
sostenere anche il Gmat, un test attitudinale che valuta competenze di
tipo logico, numerico e analitico e che è richiesto per l’ammissione
insieme al Toefl. Non avrebbe senso fare sostenere ai candidati i due
esami con enti diversi>>.
II Toefl si compone di quattro sezioni: Listening (ascolto e
comprensione), Structure (struttura della lingua), Reading (lettura e
interpretazione di un brano) e Writing (redazione di un breve tema). In
Italia il test può essere sostenuto nella versione computerizzata solo
a Milano, mentre la modalità cartacea (<<Paper and Pencil>>) è
disponibile a Bari, Bologna, Moncalieri, Napoli, Palermo, Roma, Sassari
e Trieste. Il risultato è valido due a e il punteggio è espresso in
scala da 0 a 300. Per l’iscrizione alle università americane e alle
business school il punteggio minimo richiesto è di
250. La Harvard University dichiara un punteggio medio tra gli studenti
ammessi di 280.
L’Ets pubblica materiale di preparazione all’esame: libri, cassette e
cd-rom possono essere acquistati online sul sito www.ets.org/store.html
e presso alcune librerie.
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LA PAROLA AI SELEZIONATORI |
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Per essere presi
da un’azienda che lavora con gli Stati Uniti è meglio
familiarizzare con l’ American english
Probabilmente la conoscenza delta lingua americana richiesta da
alcune piccole medie imprese deriva dalla necessità di fidelizzare
il cliente non solo del mercato Usa, ma anche del mercato asiatico
(ossia Giappone, Corea, Estremo Oriente — commenta Pierantonio
Tavallini di Solvers Executive search — Ma è una raffinatezza: oggi
è ancora motto difficile trovare giovani candidati che sappiamo
l’inglese ad un buon livello, tale da metterli in grado di
sostenere una intervista telefonica.
In Italia siamo ancora ad un primo step nella selezione della
lingua straniera che, per le società di selezione, deve rispondere
essenzialmente ad una caratteristica: essere un fluent english
speaking — come spiega Josef Mantegari, consulente di Rigi — vale a
dire l’inglese parlato in modo fluente. I vocaboli più strettamente
tecnico-economici sono in tutto una trentina e s’imparano con corso
full-immersion
Per il momento — spiega Fabio Cacciatori, amministratore delegato
di Click4Talent — non abbiamo ricevuto richieste specifiche che
privilegino l’americano all’inglese, pur avendo tra I nostri
clienti grandi corporation americane o aziende italiane che
esportano all’estero (Fiat Engineering, AerMacchi, Procter & Gamble,
McDonald’s Development, Kpmg). Però bisogna dire che, analizzando
le candidature del neolaureati presenti nella nostra banca dati, ci
rendiamo conto che solo il 10% Si sente di dichiarare una perfetta
conoscenza di una lingua straniera, mentre solo il 2% inserisce nel
cv un’esperienza di almeno 6 mesi all’estero. |
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